Un giorno come tanti ,il tempo è inclemente , un nubifragio ha sorpreso la vita sulla terraferma, le nuvole scaricano tutte le minuscole particelle di ossigeno legato all’idrogeno sulla terra sottostante, bagnando tutto indistintamente.
Un uomo sul ciglio della strada sta imprecando perché una macchina la lavato, infradiciandolo da capo a piedi, starnutisce per tutta l’acqua che si è presa, mandando a quel paese il simpatico autista.
Un altro si è dimenticato l’ombrello e corre come una gazzella sotto un porticato di un vecchio palazzo condominiale, insieme a lui ,altre due persone hanno trovato riparo dalle lacrime delle nuvole.
Molti altri aspettano l’autobus sotto una banchina, si stringono stretti tra di loro, formando un unico corpo e in lontananza coperti da un solido tetto, studenti attenti e lazzaroni seguono le lezioni.
Tutti con la speranza che la luce del sole squarci quell’impenetrabile coltre di nuvole,tutti compreso lei.
Da sotto un albero di quercia, osserva ogni singola vita che gli passa davanti, non può fare altro, non ha l’ombrello e non può correre in un vicino riparo che gli permetta di lasciare quella zona,completamente circondata dall’acqua .
Trovare un luogo più sicuro, al caldo, preferibilmente vicino al camino di casa, con un bel fuocherello acceso che sprizza scintille a destra e a manca, dove dormire beata.
Vince la monotonia guardando le disgrazie di quelli che come lei ,sono stati colti alla sprovvista dal temporale,si diverte nel vedere le persone che corrono di qua e di la ,come topi, ride di gusto quando vengono lavate da capo a piedi da qualche automobilista distratto e qualche volta stronzo che si diverte nei sui agguati.
Invidia quei ragazzi in lontananza perché se ne stanno al caldo e protetti dall’acqua ,contemporaneamente osserva quello strano fenomeno atmosferico che tanto gli da fastidio,guarda la pioggia un po’ smarrita, un po’ infreddolita, bagnarsi? che brutta cosa,mai! ,non che questo significa che gli piace essere sporca, preferisce rimanere il più lontano possibile, lontano dall’acqua, non se lo spiega neanche lei, forse una antica arcana paura che si è trasmessa nel D.N.A..
Sbadiglia ,apre la bocca e aspetta, nessuna voglia di muoversi,con il suo sguardo curioso osserva la gente, aspetta la fine del temporale,perché per lei il tempo non scorre veloce come per gli altri ,se lo sa godere,come i vecchietti, assapora ogni singolo istante.
Dopotutto ,si sa ,i gatti sono fatti così, pigri in ogni occasione in cui si ha bisogno di loro, sempre pronti a schiacciare un pisolino e curiosi più di un giornalista d’assalto.
Shiva, è questo il suo nome, non è da meno,una gattina nera con una piccola macchietta bianca in mezzo agli occhi gialli azzurri, se ne sta appollaiata su un ramo, aspetta tranquilla, sbadigliando qua e la.
Mi chiamo Baloth alias Lorenzo
www.sanasacrosantafollia.splinder.it (oppure è com, non me lo ricordo mai^^)
BUON ANNO